The Piper at the Gates of Dawn: il primo album dei Pink Floyd, legato al mondo della psichedelia inglese arcaica. 11 canzoni, 11 pezzi a metà tra il blues, il rock psichedelico e il folk psichedelico. E come i pezzi, anche l'album risulta una sapiente mescolanza di diversi generi: il titolo evoca una musica di carattere ancestrale (alla sola lettura di esso immaginiamo questo pifferaio alle soglie dell'alba che giunge come un profeta sulla scena musicale inglese, fino a quel momento sterile se non per le geniali trovate dei Beatles, che sono quasi all'apice del loro successo), ma le sonorità riescono a condurre verso lo spazio più profondo, come testimonia la prima traccia,
Astronomy Domine, che dopo un ossessiva introduzione in cui si alternano basso, chitarra e tastiere, si apre in un universo di colori e suoni, introdotti dalla batteria di Nick Mason.
Andiamo con ordine, descrivendo le undici tracce.
1. Astronomy Domine: l'inizio dell'odissea nello spazio. Dopo qualche istante di silenzio, Peter Jenner (manager dei Pink Floyd) impugna il megafono ed imita un tecnico della NASA, pronunciando parole incomprensibili distorte ed interrotte dalla compulsiva tastiera di Richard Wright, dal basso di Roger Waters e dalla chitarra elettrica di Syd Barrett. A poco a poco, la musica cresce d'intensità, tutti gli altri suoni spariscono e rimane una tastiera di sottofondo, la chitarra e la voce di Barrett, che apre la canzone con una serie di assonanze e rime dal suono liberatorio e a tratti onomatopeico:
Lime and limpid green / A second sc
ene /
A fight between the blue you once knew /
Floating down, the sound resounds around the icy waters underground...Jupiter and Saturn / Oberon, Miranda and Titania /Neptune, Titan / stars can frighten...E dunque arriva l'assolo di Barrett (spesso accompagnato dalle sue stesse urla) che sprigiona tutto il potenziale della canzone, per poi, lentamente ritornare indietro e richiudersi in sé stesso, come in un guscio. E' un po' come un acid-trip: prima su, poi giù...
E quindi, la seconda strofa, giocata in parte sulle onomatopee:
Blinding signs flap / flicker flicker flicker BLAM! POW! POW!Stairway scare / Dan dare who's there..
E dunque, il secondo assolo, che fa ritornare definitivamente, a poco a poco, verso la realtà. Stessa strofa dell'iniziale, con variazioni, e ritmo più lento.
Lime and limpid green / the sound surrounds the icy waters under...Lime and limpid green / the sound surrounds the icy waters underground.
Ciò che cattura della canzone è la capacità di trasportare l'ascoltatore attraverso colori, pianeti, suoni differenti (a volte arabeggianti), psichedelici e cosmici. Un esplosione di vita, ed un richiudersi in sè stessi, in attesa di
Flaming e la schizofrenica
Bike.